I problemi si devono regolare al tavolo delle trattative

«Nessun immischiamento militare dall’esterno»

Conversazione della rivista «Zaman» con il professor Hans Köchler dell’università di Innsbruck a proposito del conflitto in Siria.

Zaman: a proposito del conflitto in Siria.

Professor Hans Köchler: Metto in guardia da un intervento straniero poiché se si ha a che fare con problemi, che interessano le relazioni tra gruppi religiosi e sociali e anche con tensioni e diversità interne sviluppatisi nel corso di decenni, questi non possono essere risolti con mezzi militari. Un conflitto del genere alla lunga può essere risolto solo all’interno del paese. L’estero dovrebbe cercare di giocare un ruolo costruttivo, può eventualmente assumere il ruolo neutrale di mediatore. Secondo me questo potrebbe essere il compito dell’ex segretario generale dell’ONU Kofi Annan.

L’UE ha riconosciuto il gruppo di opposizione come rappresentante. Non si tratta forse di un’intromissione pericolosa in una situazione del tutto confusa?

Mi sembra problematico. Ci sono infatti diversi gruppi che al momento litigano tra di loro, rispettivamente che sono pure coinvolti in operazioni militari. Dall’estero non si dovrebbe immischiarsi. Questo sarebbe il mio principio. Si può senz’altro tenere il contatto e condurre discussioni con diversi gruppi, ma bisogna essere prudenti nel riconoscimento di un gruppo quale rappresentante ufficiale. Si deve soprattutto tener conto, che della costellazione politica mondiale fa parte un conflitto che non è valutato in modo unanime da parte di potenze determinanti in seno all’ONU.

L’Iran e il Libano si trovano già al tavolo delle trattative e vogliono contribuire ad una soluzione. È vero che nel caso di un intervento armato ci sarà più spargimento di sangue?

Appunto. Bisogna tener conto del fatto che il conflitto in Siria può facilmente tramutarsi in un conflitto regionale. Può oltrepassare facilmente le frontiere e per quanto la situazione sia grave in ogni caso si deve fare attenzione a non giocare con il fuoco. Se si interviene dall’estero  – se non è possibile farlo in modo imparziale  – si rende la situazione ancora più difficile. La questione è di sapere come intervenire dall’estero con effetto stabilizzante e imparziale per tutte le parti. Un’azione imparziale potrebbe essere umanitaria come quella del comitato internazionale della Croce Rossa  – sono procedure molto chiare e si tratta di aiuto umanitario. Ma se nella situazione attuale si sostiene l’opposizione contro il governo o viceversa, non si fa altro che intensificare il conflitto. La Siria non è uno staterello qualunque con il quale si può fare ciò che si vuole e il cui destino possa essere deciso alla buona attorno a un tavolo rotondo a Parigi, Londra o altrove.

Secondo quello che sta dicendo, in Siria non ci si può aspettare una soluzione a breve scadenza.

In proposito alle relazioni tra il mondo islamico e l’Europa mi preoccupa pure il fatto di come sarà la situazione dei Cristiani. Molti hanno una gran paura che per loro non sia più possibile un futuro in Siria  – dopo ciò che è accaduto in Iraq. Cosa che avrebbe gravi conseguenze per le relazioni con l’Occidente. Il problema è talmente complesso che bisogna agire con grande prudenza.

Lei visita sovente Paesi islamici come per esempio il Qatar. Anche nella Lega araba non c’è un consenso per quel che concerne la Siria. La situazione nella regione oggi è di nuovo molto complessa. E anche quella in Egitto.

Così come stanno le cose al momento il problema nel mondo arabo e nel Medio Oriente dipende dal fatto che nel corso della colonizzazione tutta la regione è stata sottomessa dall’esterno a un nuovo ordine. Gli Stati che esistono oggi da molti punti di vista sono il risultato dell’intervento delle grandi potenze di allora  – delle potenze coloniali, in special modo della Gran Bretagna e della Francia. Per la durata di quasi un secolo questi popoli sono stati dominati dall’estero. Sottostavano a questa politica di «divide et impera». È appunto questa la situazione dalla fine dell’impero Ottomano. L’ultima situazione per così dire più o meno equilibrata, dove i singoli popoli potevano esprimersi fu probabilmente l’epoca in cui esisteva ancora l’impero Ottomano. Ma quest’ultimo è bruscamente finito. Le nuove strutture politiche hanno fatto sì che ognuno si orientò verso i centri di potere di allora, per esempio Parigi e Londra. Sembra che le nuove strutture non permettano ancora alla gente, rispettivamente alla gente della Lega araba, di presentarsi uniti e in un modo coordinato e di realizzare gli interessi comuni.

Con quale probabilità gli USA o Israele attaccano l’Iran?

Ora evidentemente ci troviamo in un lasso di tempo pericoloso, prima delle elezioni negli USA. Fino allora è soprattutto un attore, Israele, ad avere uno spazio di azione speciale. Dopodichè questo si ridurrà di nuovo, specialmente se l’attuale presidente verrà ancora eletto. Un attacco contro l’Iran non sarebbe, non solo secondo me, una violazione del diritto internazionale, ma si getterebbe ancora più benzina sul fuoco regionale. In un ampio spazio tutto sarebbe destabilizzato.

Fonte: Zaman, 20.3.2012, Reporter Seyit Arslan

(Traduzione Discorso libero)

Quelle:
http://www.discorso-libero.ch/DL/2012/20120320/DL_03_2012.htm

Politik, USA, Europa, Syrien, Politik & Wirtschaft, Italien

  • Gelesen: 5015
Cookies erleichtern die Bereitstellung unserer Dienste. Mit der Nutzung unserer Dienste erklären Sie sich damit einverstanden, dass wir Cookies verwenden.
Weitere Informationen Ok Ablehnen